L’ultima novità viene dal Global Reporting Initiative (GRI), che ha recentemente pubblicato i suoi nuovi standard di rendicontazione su Energia e Clima. Documenti che contengono novità importanti, che rispondono all’evoluzione della consapevolezza su queste tematiche a livello globale.
Il più corposo è certamente quello sul Clima, anche in termini di innovazione rispetto alla versione precedente. Vediamo, in modo sintetico, alcune delle principali novità.
Le novità del GRI: Just Transition
La prima: Just Transition. Ovvero: viene incorporata in maniera chiara la necessità di garantire che il processo di decarbonizzazione non avvenga a scapito dei lavoratori. Le aziende che redigono i loro bilanci di sostenibilità seguendo questo GRI, condivideranno con i loro stakeholder la loro performance anche su questo tema. È bene ribadire il concetto: l’obiettivo dello standard è far comprendere che la mitigazione delle emissioni CO2 non deve avvenire intaccando la sfera sociale.
Come si concretizza questa necessità nel report di sostenibilità? Il GRI chiede di riportare il numero di nuove assunzioni, il numero di cessazioni e il numero di lavoratori che sono stati adibiti a nuove mansioni nell’anno di rendicontazione. Quindi, nel commento ai dati all’azienda sarà chiesto di spiegare se tali movimenti sono legati alle sue politiche sul clima o meno. Nel mondo della rendicontazione, questa novità è molto importante, perché si tratta di metriche classicamente contenute negli standard sociali, e la loro inclusione nell’ambito clima è specchio dell’evoluzione del mondo ESG.
Un piano per mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici
Una seconda rilevante introduzione riguarda la dichiarazione rispetto alla presenza di un piano per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Ciò significa che le imprese non dovranno solamente riportare le loro emissioni di gas serra, ma anche descrivere (se presente) il percorso per ridurle e per adeguarsi all’aumento delle temperature. In questo contesto, è richiesto di analizzare i rischi e le opportunità finanziarie collegate alle azioni sul clima (per esempio: variazioni previste nelle vendite rispetto ai mutamenti del mercato, previsione degli effetti dei cambiamenti normativi, ecc.) e di indicare se le attività pianificate sono in conflitto rispetto alle esigenze delle comunità locali. Di nuovo, quindi, la connessione tra clima e aspetti sociali è molto forte (e, in generale, è un tratto caratteristico di questo nuovo standard).
Uso di crediti di carbonio e attività di compensazione
Infine, ma non per importanza, sono introdotte specifiche rispetto all’uso di crediti di carbonio e alle attività di compensazione. Anche questa è una novità assoluta rispetto al precedente standard, dovuta alla crescita prevista e, purtroppo in alcuni casi, al cattivo uso di queste iniziative. Le informazioni da riportare servono quindi per garantire la solidità e la serietà di queste azioni. Inoltre, il GRI specifica che l’uso di questi strumenti deve avvenire per coprire il 10% di emissioni di CO2 residuo a valle del processo di decarbonizzazione, ovvero quella quota di emissioni hard-to-abate, le uniche per le quali hanno pienamente senso l’acquisto di crediti di carbonio e tutte le attività di compensazione.
Come si vede, tutte novità che non sono meramente tecniche, ma rappresentano il modo in cui un’azienda può prendere piena consapevolezza dei contenuti della transizione ecologica. La speranza è che queste riflessioni sugli strumenti di rendicontazione non siano percepite come discussioni tecniche, ma entrino pienamente nella dimensione delle scelte strategiche aziendali.
Nel 2026 il sistema di standard della Global Reporting Initiative prosegue il proprio processo di aggiornamento con l’obiettivo di rafforzare la qualità e la comparabilità della rendicontazione di sostenibilità. Le revisioni più recenti interessano sia i temi ambientali sia quelli sociali, con particolare attenzione alla gestione del cambiamento climatico e alla tutela dei diritti dei lavoratori lungo la catena del valore.
Sul fronte ambientale, il GRI ha introdotto nuovi standard e aggiornamenti per migliorare la trasparenza sugli impatti delle organizzazioni sul clima e sugli ecosistemi. Tra questi spicca il nuovo standard GRI 101: Biodiversity, che rafforza i requisiti di rendicontazione sugli impatti delle attività aziendali sulla biodiversità e sugli habitat naturali. Parallelamente, prosegue l’evoluzione degli standard relativi al clima, in particolare GRI 305: Emissions, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle informazioni sulle emissioni di gas serra, sulle strategie di decarbonizzazione e sui piani di transizione delle imprese.
Accanto agli aspetti ambientali, una parte significativa del lavoro di revisione riguarda la dimensione sociale. Il GRI ha avviato nel 2026 una revisione di diversi standard tematici con l’obiettivo di rafforzare i requisiti di rendicontazione sulle pratiche di lavoro responsabili, sulla prevenzione delle violazioni dei diritti umani e sui sistemi di due diligence adottati dalle imprese. In questo contesto sono oggetto di aggiornamento gli standard dedicati al lavoro minorile, al lavoro forzato, alla libertà di associazione e contrattazione collettiva e alla valutazione sociale dei fornitori, rispettivamente GRI 408: Child Labor, GRI 409: Forced Labor, GRI 407: Freedom of Association and Collective Bargaining e GRI 414: Supplier Social Assessment. L’intento è quello di introdurre requisiti più chiari e strutturati per la raccolta di informazioni sui rischi sociali nelle catene di approvvigionamento, oltre a rendere più trasparenti le azioni intraprese dalle organizzazioni per prevenirli e mitigarli.
Questi aggiornamenti riflettono un’evoluzione più ampia del sistema GRI verso una maggiore integrazione tra rendicontazione di sostenibilità e due diligence sui diritti umani, in linea con le aspettative normative e di mercato che stanno emergendo a livello internazionale. Le imprese sono quindi sempre più chiamate a descrivere non solo le politiche adottate, ma anche i processi di identificazione degli impatti, le misure di remediation e i risultati ottenuti.
Nel complesso, gli aggiornamenti del 2026 confermano la direzione intrapresa dal GRI verso una rendicontazione sempre più integrata e orientata agli impatti, in linea con le aspettative normative e di mercato che richiedono maggiore trasparenza sui rischi climatici e sulla gestione delle responsabilità sociali delle imprese.